Tiziana Mancinelli traccia un ampio quadro di questo simbolo:

 

"Quando vogliono scrivere il Mondo, pingono un Serpente che divora la sua coda, figurato di varie squame, per le quali figurano le Stelle del Mondo […] Ma perché adopra il suo corpo per il cibo, questo significa tutte le cose, le quali, per divina providenza, son generate nel Mondo, dovere ritornare in quel medesimo”.
Con queste parole Orapollo, scrittore egiziano del v secolo d.C, nel suo Hieroglyphica, descrive un simbolo tanto antico quanto carico di valenze profonde: l’Uroboros. È l’inconfondibile serpente raffigurato mentre si morde la coda, esprimendo, in questo modo, l’atto di divorare se stesso. Non è certo un’espressione di masochismo, ma del potere di rigenerarsi, nutrendosi del proprio corpo. Quello che esprime l’Uroboros è un’autofecondazione che si compie in se stessa, tramite un processo chiuso e continuo. Osservando questo simbolo, si riconosce immediatamente la figura del cerchio. Esso non è altro che una linea retta che si curva e si chiude, unendo le sue due estremità. [...]


Francesco Guida ci presenta il Rito Francese:

 

Tra i sistemi massonici attualmente vigenti più diffusi, a livello internazionale, e noti anche all’ambiente massonico italiano (scozzese, inglese, egizio), un posto particolare merita il sistema francese, ovvero il Rito Francese, in Italia ancora sconosciuto, e non a caso, ma diffuso in varie parti del mondo. Dalle sue caratteristiche principali emerge la sua specificità, la sua preziosità e la difficoltà a diffondersi in un territorio, come quello italiano, che da almeno sessant’anni, intende l’esperienza massonica a senso unico, l’esoterico-spirituale. Il Rito Francese nasce in Francia, importando da Londra la nuova impostazione dei “moderni”, sancita dalle Costituzioni di James Anderson. La Massoneria inglese aveva subito una penoso travaglio dopo varie fughe di notizie sui suoi rituali, principalmente da documenti come “Masonry dissected” di Samuel Pritchard. Tale situazione indusse la Gran Loggia di Londra a modificare i rituali per impedire a spie e delatori l’ingresso nelle logge massoniche. [...]

Sergio Gaiffi e Paola Meledandri ci dipingono la vita di questo straordinario personaggio...

 

Carl Gustav Jung nacque il 26 luglio 1875 a Kesswill in Svizzera. Era un bambino strano e malinconico e avvertiva fin da piccolo un profondo senso di solitudine, ma forse proprio questa solitudine lo aiutò poi a contattare precocemente la sua creatività.
All’età di 12 anni imparò cosa fosse una nevrosi: ebbe una serie di svenimenti che preoccuparono molto suo padre, pastore della Chiesa Evangelica svizzera, anche perché i medici fecero una diagnosi di epilessia. Carl invece riuscì a sconfiggere la malattia con la forza di volontà. Dopo di allora, cominciò a studiare alacremente, faceva sport, soprattutto acquatici, come il nuoto e la vela, diventò un giovane atletico, ironico e cominciò ad avere molto successo con le donne.
La scelta universitaria fu difficile: i suoi grandi interessi erano la Scienza e la Filosofia. Dopo aver pensato a lungo, s’iscrisse alla Facoltà di medicina di Basilea.
[...]

Marco Faieta Monteleone ci espone una intrigante lettura del capolavoro di Leonardo da Vinci:

 

Leonardo volle sperimentare e dipinse l’Ultima Cena con una tecnica definita “a secco”, con pigmenti stesi su uno strato preparatorio di colore bianco, utilizzato per appianare la parete e non direttamente sull’intonaco umido. I colori pertanto non furono assorbiti dall’intonaco, ma rimasero sovrapposti al muro, permettendo così di intervenire più volte sul dipinto anche in corso d’opera: questo rese possibile, con pennellate molto piccole e puntuali, di curare i minimi dettagli, però rese la pittura più delicata e fragile rispetto al risultato che si sarebbe ottenuto con la tecnica dell’affresco. Questa scelta e le condizioni ambientali non ottimali, hanno provocato rotture dello strato del colore fin dai primi anni successivi alla realizzazione del dipinto, facendo sì che fossero necessari un gran numero di interventi di restauro che, nel corso dei secoli, hanno deformato l’aspetto originario e hanno compromesso ancora di più lo stato di conservazione. Il degrado fu dovuto pure alla collocazione della parete di supporto al dipinto: esposta verso nord e con problemi di umidità e di condensa, senza contare che era una muratura a comune con il locale di cucina [...]

Giovanni Battista Arnone ci racconta con emozione la sua prima esperienza massonica:

 

Dopo tanti anni mi è capitata sotto mano la mia prima tavola architettonica che conteneva le prime impressioni sulla mia Iniziazione. A parte la nostalgia per quegli anni, è stato piacevole ripercorrere quelle emozioni e, ovviamente, si è fatta avanti la necessità di aggiungere altre considerazioni, alla luce del mio percorso iniziatico.
Ho rianalizzato le prime due domande che mi sono posto:
– Perché in Massoneria?
– Che necessità c’era di tale evento nella mia vita?
La risposta è semplice: dentro di me c’era un vuoto; il mio Io era isolato moralmente ed eticamente parlando. Avevo la necessità di affrontare grandi temi insieme ad altri. Un giorno, navigando in Internet, trovo uno scritto di Johann Gottlieb Fichte (1762-1814), filosofo tedesco, continuatore del pensiero di Kant, dal titolo “Filosofia della Massoneria” e vi leggo: «…lo scopo che l’uomo saggio e virtuoso persegue è l’umanità stessa… e la sua possibile perfezione
[...]

Le 'lamine orfiche' hanno da sempre rappresentato un grande mistero; i riti ad esse connessi ci vengono narrati da Adelfo Peloro:

 

Muti, assorti, con uno sguardo sereno, ma un po’ distaccato, i ritratti dei nostri progenitori sembra ci osservino e ci interroghino sulle perenni e gravi domande esistenziali dell’Uomo: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Qualcuno potrebbe a questo punto sorridere, pensando a quanto possano essere poco utili questo tipo di vecchie domande rispetto all’urgenza della soluzione di problemi più quotidiani – e apparentemente più grandi e cogenti – del tipo ‘come arrivare a fine mese’ o ‘come pagare le bollette di gas e luce in scadenza’ ecc. Trovare tempo per pensare a siffatte domande sembra davvero un lusso, un otium che non ci si possa permettere. Ma se torniamo nell’antica Grecia di Socrate, il filosofo che nell’agorà ateniese si interrogava con i suoi concittadini su etica, politica e sui massimi sistemi, ci rendiamo subito conto come il porsi queste domande sia naturale, connaturato al vivere e appartenga e sia pregnante della dimensione umana. Infatti il γνωθι σαυτόν, il conosci te stesso inciso sul frontone del tempio di Apollo a Delfi[...]

Maria Concetta Nicolai ci presenta la figura di Giovanni Pascoli:

 

A costruire l’immagine di Giovanni Pascoli che “non fu mai massone, non ebbe in nessun tempo la minima tentazione di mettersi nella setta massonica, né in altre sette (...) ma anzi ne era tanto avverso che non volle legami alla sua volontà, e meno ancora alla sua libertà, che gli era più cara della vita stessa”, fu la sorella Maria, fedele custode della memoria del Poeta per oltre quaranta anni nella casa, trasformata da lei stessa in mausoleo, di Castelvecchio di Barga. Ritenendo calunniosa la notizia diffusa dalla stampa internazionale dopo la morte, avvenuta il 6 aprile 1912, all’età di 59 anni per cirrosi epatica (era nato a San Mauro di Romagna 31 dicembre 1855), Mariù aggiunge che il fratello stesso, commentando alcune carriere repentine e immeritate, così si era espresso: “Vedi, Mariù, anch’io potrei essere su per giù come loro, solo che mi fossi un pochino accostato alla Massoneria, dalla quale invece mi sono sempre tenuto lontano. Ma come mi troverei di fronte a me stesso, alla mia coscienza? È questo che conta per me! Sarei un venduto, uno schiavo, un essere disprezzabile, un grande infelice!”. L’immagine che Maria Pascoli intendeva dare di uno dei più accreditati poeti d’Italia era quella di un uomo che si era fatto da sé [...]