Giovanni Battista Arnone tocca temi profondi e di elevatissimo spessore:

 

Sant’Agostino diceva che la storia dell’umanità è la storia di due città in perenne conflitto tra loro: la Città di Dio e la città terrena. La prima è fondata sull’amore ed è costituita dai giusti e dagli eletti, ossia quelli che hanno ricevuto la Grazia, la seconda è fondata sull’amore di sé ed è formata da chi è abbandonato alla sua disgrazia. Come la città terrena non è costituita da qualche nazione o popolo, ma dall’insieme di tutti coloro che vivono nel peccato, così la Città di Dio non coincide con la Chiesa visibile (la Chiesa storica), ma con la Chiesa invisibile di chi vive, per effetto della Grazia, secondo Dio. Gesù nella preghiera del “Padre Nostro” parla di “tuo regno” riferito al Padre; ne consegue che esiste un “mondo”, un sistema di cose divino e per questo perfetto che non corrisponde sicuramente al mondo terreno di noi uomini. Da qui la nostra necessità di un mondo diverso, tribunale di vera giustizia che faccia prevalere la bontà, la morale e i diritti dell’uomo. A ciò si contrappone la nostra condizione terrena, caratterizzata da ingiustizia, malvagità e ipocrisia [...]


Maria Concetta Nicolai affronta uno dei testi chiave del XVII secolo:

 

Intorno al primo ventennio del secolo xvii Guido Reni e Michael Maier interpretavano, ognuno da par suo, il mito di Atalanta ed Ippóme, il primo dipingendo la grande tela dedicata a questo soggetto1, il secondo dando alle stampe Atalanta fugiens2. I due uomini, che forse ebbero modo di conoscersi nel 1596 quando Maier, già laureato a Francoforte, frequentò l’università di Bologna, avevano in comune almeno due interessi: una profonda formazione musicale che caratterizzò l’opera di entrambi, e la propensione a considerare il mito come narrazione di una verità più profonda. Quel che è certo è che ambedue erano protagonisti della cultura di quegli anni lacerati da rinnovamenti e contrapposizioni religiosi, ma tesi ad “una riforma generale delle cose divine ed umane3”, che sembrava potesse scaturire dalla tradizione ermetica a cui il Neoplatonismo fiorentino e tutto il Rinascimento italiano avevano ridato vigore [...]

Paolo Persico ci conduce per mano a visitare Pitagora...

 

Pitagora fu contemporaneamente filosofo, profeta, legislatore, moralista, psicologo, astronomo, poeta e – soprattutto – fisico e scienziato. La leggenda narra che la sua nascita e la sua futura grandezza fossero state profetizzate ai suoi genitori dalla Pizia; infatti il suo nome significherebbe: “Colui che è stato annunziato dalla Pizia”. La sua grandezza sta nel fatto che egli già rispose, nella sua epoca, in modo sorprendente a tutte le angosce dell’epoca contemporanea. Benché Pitagora sia universalmente noto, sulla sua vita e sul suo pensiero le notizie certe non sono certamente numerose: questo si deve soprattutto alla segretezza che circondò la sua scuola. Circa la sua vita sappiamo che nacque sull’isola di Samo nel vi secolo a.C. e che venne iniziato alle tradizioni dell’Orfismo, relative alla dualità dell’essere umano ed all’immortalità dell’anima; fu poi allievo di Talete – iniziatore di quella indagine sulla causa materiale del divenire con cui hanno avuto avvio lo studio della natura e la filosofia stessa – e di Anassimandro di Mileto [...]

Laura De Santi ci sottopone la Forza, qualità semplice, ma dal profondo significato:

 

Anche Apprendisti e Compagni, anche coloro che non abbiano già alle loro spalle un lungo vissuto massonico, ma siano entrati da poco nel Tempio iniziando – fratelli fra fratelli – il loro lungo cammino, avranno sicuramente già avuto modo di conoscere e riflettere sulla parola forza e sul portato simbolico che essa reca. Ad una attenta disamina ed esegesi del sacro spazio che ospita il Lavoro massonico, si trova infatti espresso questo concetto basilare più di una volta; anzi, possiamo affermare che – come vedremo in seguito – la forza costituisca uno dei pilastri fondamentali su cui poggi la massonica architettura dei nostri Lavori. La forza – nella sua declinazione latina vis, roboris – è associata da sempre a un aspetto del maschile; vis infatti è la forza fisica, in francese diviene verve, come la vis oratoria nell’arte dell’eloquio; vis è la radice di vir, viri: l’uomo romano per eccellenza, l’eroe, l’uomo di carattere da cui deriva e consegue poi l’aggettivo virile [...]

Tages e Dioniso, il dio nato due volte, capace di scatenare il nostro vero Io:

 

Tutto sommato, forse, di tutti i filosofi che si sono dipanati durante il lungo percorso della storia della Filosofia, Socrate è quello che più si avvicina al metodo massonico. Su tante questioni e interrogativi, una moltitudine di filosofi ha da sempre fornito numerose risposte, innumerevoli verità.
Socrate... nessuna. La sua indagine si costituiva come un discorrere – οι διάλογοι – un cercare insieme in un continuo scambio con l’interlocutore. Non formulò alcuna dottrina o dogma, non rivelò alcuna verità divina e trascendente. Da autentico ‘figlio del dubbio’, metodologicamente interrogava sé stesso e chi gli stava davanti, a volte con domande scomode e rimanendo spesso in disparte, assorto a meditare, impegnato in una continua ricerca interiore. Pare che l’ateniese non fosse propriamente un Adone, anzi... Secondo una pluralità unanime di testimonianze – Fedone di Elide (suo discepolo), Diogene Laerzio, Cicerone, Seneca et alii – Socrate fu eccezionalmente brutto: aveva naso largo, occhi prominenti e sbarrati, labbra carnose, e uno stomaco più grosso di quanto sarebbe stato conveniente
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